I servizi fiduciari

Una delle attività principali dell’azienda è la fornitura di servizi di sorveglianza disarmata in qualità di agenzia di sicurezza sussidiaria, oggi meglio identificati come servizi fiduciari.

 

I settori in cui ci siamo maggiormente specializzati sono i presidi nelle location di lusso e nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) dove abbiamo maturato una significativa esperienza nell’ambito del risk management e nella loss prevention.

Gestiamo le criticità che possono insorgere in questi contesti avvalendoci della collaborazione di operatori idonei alla funzione, convenientemente addestrati e di sicuro affidamento.

 

Ci prepariamo ad affrontare la “gestione dei rischi” secondo una vision moderna e futuristica attraverso l’impiego di un mix ottimale di strategie volte a soddisfare le più disparate esigenze di sicurezza dei nostri Clienti con finalità preventive, protettive, dissuasive.

 

Il trend del fatturato in costante crescita che ci ha permesso di triplicare l’organico negli ultimi due anni ci lascia sperare in una ulteriore implementazione. La giusta convinzione che i “servizi fiduciari” rappresentano prepotentemente il futuro della security moderna ci ha dato ragione.

 

Qualora dovessero legittimare i servizi di scorta (close protection) siamo già organizzati a dovere potendo contare su professionisti di altissimo livello.

 

La nostra mission resta quella di evolverci secondo le esigenze del mercato senza improvvisazioni e nel pieno rispetto delle norme.


La security italiana tra imbarazzanti discrasie

La sicurezza (security) è stata aggettivata dal nostro legislatore come complementare, integrata, sussidiaria, partecipata creando non poca confusione, attività svolta in oggi, nel settore privato, da diverse figure professionali, ognuna con propri specifici compiti.

 

Abbiamo in definitiva due macro-categorie.

Gli operatori armati “decretati” e gli operatori disarmati. La prima categoria è costituita dalle Guardie Particolari Giurate (G.p.G.), incaricati di pubblico servizio, dipendenti dagli Istituti di Vigilanza Privata (I.V.P.) che sono provvisti di licenza prefettizia, un settore costituito da circa 50 mila lavoratori, inquadrati – spesso – come operai.

 

La seconda categoria comprende – invece – il maggior numero di addetti, si parla di 100 mila unità ma le stime sono approssimative quasi certamente per difetto. Tra costoro possiamo distinguere vari sottogruppi:

 

a) gli addetti al controllo delle attività di intrattenimento e spettacolo (ex buttafuori);

b) gli steward a cui è affidata la sicurezza negli stadi;

c) gli operatori dipendenti da imprese esercenti servizi ausiliari, fiduciari e integrati (ex portierato) che in via generale si identificano con tutte le attività non ritenute di esclusiva pertinenza degli ex metronotte o che la legge non riserva specificatamente ad altri soggetti;

d) portieri/custodi e assimilati (portiere di condominio, sorvegliante di biblioteca o cimiteri, garagista, parcheggiatore, ecc.);

 

Un settore a parte è costituito da operatori - talora armati – che rappresentano la vigilanza venatoria, ittica e zoofila, attività svolta dalle guardie ecozoofile e/o guardie ecologiche/ambientali e simili, un tempo chiamati guardacaccia o guardapesca.

 

Esistono – in aggiunta – forme di volontariato più o meno lodevoli che danno un loro concreto contributo alla sicurezza ( tipo City Angels ).

 

E' interessante sapere che l’ISTAT ha stilato una classificazione delle professioni (CP2011) e tutte le figure sopra descritte, appartenenti al comparto servizi di sicurezza, vigilanza e custodia sono state incluse sotto la stessa voce: GUARDIE PRIVATE DI SICUREZZA, nel gruppo “professioni qualificate”, senza distinzione alcuna tra operatori armati e non. Ed è – probabilmente – la migliore interpretazione possibile in quanto appare evidente che questi lavoratori espletano funzioni e ruoli dissimili in contesti lavorativi affini e da qui nascono – di quando in quando – dibattiti e polemiche sui limiti operativi degli uni e degli altri.

 

E' chiaro che il settore della security andrebbe riordinato da un'auspicabile riforma, anche perché il D.M. 269/'10 non ha certamente esaminato la materia nel suo complesso tenendo conto – cioè – delle fattispecie sopra descritte. Così come meriterebbe una legalizzazione la professione della "guardia del corpo", attività - in oggi - ancora vietata dal nostro ordinamento obsoleto e arcaico.

 

Alcune proposte per riordinare il comparto, come il "pacchetto sicurezza", hanno parzialmente soddisfatto la necessità di disciplinare la security ed altre come il disegno di legge n. 411 del '13 sono rimaste a galleggiare tra le tante norme inesaudite dal decisore politico.

 

L’ A.P.I.S. (Associazione Professionale Investigazioni e Sicurezza) da sempre sensibile alle problematiche del settore ha costituito una commissione con l’obiettivo di formulare una petizione precettistica finalizzata ad invogliare il legislatore e/o le autorità competenti ad approvare una norma che colmi il vuoto legislativo attraverso una riforma indirizzata agli operatori non armati della sicurezza che – intanto – hanno più di un CCNL di riferimento. Tali contratti di lavoro legittimano pienamente il loro ruolo dandone anche una definizione più dignitosa cioè “servizi fiduciari”. Sull’onda di questa nostra pubblica e storica intenzione sono nate iniziative quali la nascita di una confederazione a prova del fatto che la security disarmata richiama molto interesse e vuole coagulare le proprie esigenze attraverso iniziative a carattere pluri-associativo.

 

L’ultima analisi riguarda il mercato che richiede – anche per ragioni di economia spiccia – un maggior coinvolgimento dell’operatore disarmato rispetto a quello armato e ciò lascia presagire uno sviluppo del primo comparto a discapito del secondo, fenomeno – invero – già in atto. Ecco perché occorre specializzare le guardie particolari giurate che necessitano più che mai di una riqualificazione attraverso una formazione ed un reclutamento più severi per poter affrontare le nuove sfide del futuro. Il rischio - se non si attuasse con urgenza questo mutamento – potrebbe essere una drammatica riduzione dei posti di lavoro che non dovrà essere addebitata ai “servizi fiduciari”, come pensano gli stolti, bensì alla mancata capacità degli istituti di vigilanza di aggiornarsi restando in una condizione di arretratezza professionale. Investire sulla formazione sarà prioritario e determinante per tutte le aziende che si occupano di security per aprire una sana competizione nelle gare di appalto che possa basarsi – finalmente – sulle competenze e non sulle furberie.

 

Al cliente/committente – infatti – interessano poco le divise in dotazione, le autorizzazioni prefettizie, i giuramenti, i decreti, lo status giuridico delle G.p.G. se poi quel lavoratore è stato mandato allo sbaraglio dal proprio datore di lavoro senza aver fatto alcun addestramento che non vada oltre un training effimero della durata massima di un paio di giorni perché sul campo queste lacune si notano e concorrono alla reputazione professionale di una intera categoria che perderà sempre più terreno.

 

Anche i “servizi fiduciari” – del resto – hanno bisogno di guadagnarsi un’etichetta migliore che vada oltre il banale tentativo di scimmiottare le FF.OO con un abbigliamento paramilitare e rimarchi il coraggio di uscire da quella “zona grigia” in cui stagnano ancora troppe agenzie.

 

Un percorso irto e in salita attende le guardie private di sicurezza siano esse armate o meno a cui necessita un energico restyling per rimanere al passo coi tempi secondo una visione moderna e futuristica che richiede l’impiego di un mix ottimale di strategie volte a soddisfare nel settore privato le più disparate esigenze di sicurezza del futuro.