Sicurezza privata e norme
Aggressioni negli ospedali: perché una pistola in corsia non è la risposta

Un infermiere viene colpito al pronto soccorso. Il giorno dopo, puntuale come il cambio turno, arriva la soluzione: mettiamoci una guardia armata. Il problema è che la soluzione arriva sempre il giorno dopo. E quasi sempre è quella sbagliata.
Il punto: in ospedale la sicurezza si misura dalle aggressioni che non avvengono, non dal calibro di chi presidia. Una pistola in corsia non previene: promette una protezione che, per legge, chi la porta non può dare.
Lo Stato ha alzato le pene. Il problema arriva prima
Nel 2024 il legislatore si è mosso: arresto obbligatorio in flagranza, in certi casi anche differita, per chi ferisce medici, infermieri e operatori sanitari, e un nuovo reato per chi danneggia le strutture. La tutela vale anche per gli addetti alla sicurezza che lavorano lì dentro. Bene.
Ma la sanzione è un’ambulanza che arriva dopo l’incidente. Il direttore sanitario non ha bisogno di sapere quanti anni prenderà chi aggredisce. Ha bisogno che l’aggressione non avvenga.
La guardia giurata protegge i beni. Non le persone
È il dettaglio che nessuno legge nei capitolati. La guardia particolare giurata nasce per tutelare il patrimonio: non esercita funzioni di polizia, non ha poteri coercitivi diversi da quelli di qualsiasi cittadino e non può fare da scorta. Lo hanno ribadito il giudice amministrativo e il Ministero dell’Interno. Metterla in pronto soccorso «per proteggere il personale» significa comprare un servizio per uno scopo che la norma non le assegna.
Poi c’è la corsia, che non è un caveau. Le tensioni nascono da attese infinite, dolore, paura, alcol, disagio psichico, un familiare che nessuno ha informato. In quel clima un’arma non raffredda. Alza la temperatura (e introduce un rischio che prima non c’era).
Cosa funziona, invece
L’aggressione è quasi sempre l’ultimo anello di una catena di segnali: un tono che sale, un’attesa che si allunga, una domanda rimasta senza risposta. Chi presidia deve saper leggere quella catena prima che si spezzi. Servono operatori non armati formati alla gestione dei conflitti, piazzati nei punti e nelle ore giuste. Serve un controllo degli accessi vero, perché molte aggressioni avvengono dove l’aggressore non doveva trovarsi. Serve un collegamento rapido con le Forze dell’Ordine: il presidio privato previene e allerta, l’intervento coercitivo resta pubblico. E serve una cosa che non costa nulla: dire a chi aspetta quanto aspetterà, e perché.
Niente di tutto questo fa notizia. È proprio per questo che funziona.
La sanità cura, il presidio privato previene, lo Stato interviene. Quando questi tre ruoli si confondono, il primo a pagare è chi indossa il camice.
Se lavori in una struttura sanitaria o in una RSA: in quale ora della giornata il tuo personale si sente più esposto?
Norme e fonti Decreto-legge 1° ottobre 2024, n. 137, convertito dalla legge 18 novembre 2024, n. 171: scheda della Camera dei deputati. D.M. 269/2010, allegato D, sui servizi degli istituti di vigilanza.
Questo testo è il Rapporto n. 01 della serie pubblicata su LinkedIn. Leggilo e commentalo su LinkedIn →



