Retail e loss prevention

I furti nei negozi: possibili soluzioni

di Alessandro Cascio · 7 febbraio 2026 · 3 minuti di lettura

Furti nei negozi e antitaccheggio

Il taccheggio non è solo un problema di sicurezza, ma un tema strategico che impatta direttamente marginalità, organizzazione interna e percezione del brand da parte dei clienti.

I furti nei negozi in Italia rappresentano un fenomeno significativo, con stime che parlano di oltre 150 furti al giorno e perdite per miliardi di euro annuali, colpendo soprattutto le grandi città. Per prevenirli, è fondamentale l’uso di videosorveglianza, sistemi antitaccheggio e l’analisi dei comportamenti sospetti attraverso operatori qualificati. Il furto, anche tentato, è un reato punibile penalmente.

Taccheggio: un costo nascosto per il retail

Per taccheggio si intende il furto di merce esposta in vendita all’interno di esercizi commerciali. Non è un fenomeno “fisiologico”, ma una voce di perdita che si traduce in differenze inventariali, minor redditività e spesso tensioni nei rapporti tra proprietà, direzioni e personale.

Il ruolo della sicurezza privata

Nel mondo della sicurezza privata operano guardie particolari giurate, C.I.I.E. e operatori disarmati, con competenze e limiti operativi molto diversi. La scelta del modello di servizio (vigilanza, investigazioni, portierato evoluto) incide sulla reale capacità di prevenire i furti e di gestire correttamente le situazioni critiche in negozio.

Antitaccheggio: cosa dice il D.M. 269/2010

Il vademecum operativo collegato al D.M. 269/2010 chiarisce che l’antitaccheggio strictu sensu, inteso come attività preventiva volta ad evitare la sottrazione o il danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede, rientra nel patrimonio esclusivo della vigilanza privata o, in alternativa, dei servizi di portierato quando non ricorrono determinate condizioni. Questa “norma dimenticata” ha creato nel tempo un vero ginepraio interpretativo per molti addetti ai lavori, con ricadute su appalti, responsabilità e configurazione dei servizi in store.

Il ruolo delle indagini commerciali e del C.I.I.E.

Il D.M. 269/2010 prevede anche la possibilità di svolgere indagini commerciali tramite gli istituti di investigazioni private, ai sensi dell’art. 5/a, comma aIII. In questo quadro assume rilievo la figura del Collaboratore per gli Incarichi Investigativi Elementari (C.I.I.E.), dipendente dell’agenzia investigativa abilitato a svolgere attività di osservazione, raccolta di elementi informativi e verifica sul campo all’interno dei punti vendita.

L’integrazione tra servizi di vigilanza, portierato e indagini commerciali consente di affiancare all’azione preventiva in store una capacità strutturata di analisi delle differenze inventariali e dei fenomeni di furto organizzato. È una leva fondamentale per trasformare i dati raccolti in decisioni operative: revisione dei layout, rimodulazione dei servizi, individuazione di pattern ricorrenti e supporto documentale in caso di contenziosi o procedimenti disciplinari.

Prevenzione e protocolli operativi

La prevenzione passa da una corretta analisi delle differenze inventariali, dalla scelta di metodi antitaccheggio adeguati (umani, tecnologici, organizzativi) e da un chiaro inquadramento dei ruoli di ciascun attore. Quando si intercetta un taccheggiatore, diventa decisivo seguire protocolli codificati, nel pieno rispetto delle norme e dei diritti delle persone, per evitare errori operativi e contenziosi.

Perché serve un approccio integrato

Per i retailer più evoluti, l’antitaccheggio non è solo “mettere qualcuno alla porta”, ma costruire un sistema integrato di procedure, formazione, tecnologie e servizi specialistici. Significa trasformare un obbligo percepito come costo in uno strumento di tutela del patrimonio aziendale, di miglior clima interno e di migliore esperienza per il cliente finale.

Alessandro Cascio

Alessandro Cascio
Fondatore di Demetra Group, criminologo e Senior Security Manager. Articolo pubblicato anche su LinkedIn. Approfondisci le nostre indagini commerciali.