Retail e loss prevention
Furto in negozio: perché oggi la decisione spetta a voi

Fino a qualche anno fa funzionava così: il cliente veniva sorpreso con la merce nascosta, si chiamava la pattuglia, si firmava un verbale e il resto andava avanti da solo. Per il direttore del negozio era quasi una formalità.
Dal 2022 non è più così. La riforma della giustizia che porta il nome dell’allora ministra Cartabia ha cambiato una regola semplice, con conseguenze molto concrete per chi lavora in un punto vendita.
La regola nuova: senza querela, niente processo
Oggi il furto in negozio va avanti solo se il negozio sporge querela, cioè dichiara formalmente di voler perseguire l’autore. Vale anche per i casi più seri, come la placca antitaccheggio strappata o il furto commesso in gruppo. Se nessuno firma la querela, per la giustizia il fatto finisce lì. Per il negozio resta soltanto una perdita in più nell’inventario.
Nessuno può più trattenere il ladro
È la conseguenza che sorprende di più. Un privato cittadino, e quindi anche l’addetto alla sicurezza o il commesso, può arrestare qualcuno solo per reati gravi che vanno avanti anche senza querela. Il furto in negozio non è più tra questi.
In pratica: si osserva, si annota quello che si è visto, si chiama il 112. Bloccare una persona davanti all’uscita, chiuderla in un ufficio o impedirle di andarsene in attesa della polizia può diventare un reato per chi lo fa. C’è una sola eccezione: se il ladro spinge, colpisce o minaccia per scappare con la merce. A quel punto non è più furto ma rapina, e le regole cambiano.
Che cosa succede, di solito
La scena tipica è questa. Il cliente nasconde la merce, passa le casse e viene avvicinato. Arriva la pattuglia. Il direttore, se è presente, può presentare la querela a voce agli agenti, senza bisogno di deleghe dalla sede. Quasi sempre la persona viene identificata e denunciata, poi torna a casa. Il processo arriverà mesi o anni dopo.
L’errore più comune: la firma che sparisce
Ecco il dettaglio che fa perdere più processi di qualsiasi avvocato. Se chi ha firmato la querela viene chiamato in tribunale come testimone e non si presenta senza un buon motivo, la legge considera la querela ritirata. Il reato si estingue, anche se le telecamere hanno ripreso tutto.
Nella grande distribuzione i direttori cambiano spesso negozio, a volte città. Due anni dopo la citazione arriva al vecchio indirizzo, nessuno sa dove sia la persona giusta, e il caso evapora. Per questo conviene decidere prima chi firma le querele per conto dell’azienda, e tenere un registro con i suoi recapiti aggiornati.
Tre domande da farsi in negozio
- Vale la pena querelare? Ha senso per i casi che pesano davvero o che si ripetono. Per un episodio isolato e di poco valore, spesso no: il giudice può comunque chiudere il caso per «particolare tenuità».
- Chi firma? Una persona che fra due anni sarà ancora rintracciabile e disposta ad andare in aula.
- È un caso isolato o un sistema? Se gli ammanchi si ripetono con le stesse modalità, il problema non è il singolo ladro. È il momento di capire chi, come e quando: è il lavoro di un’indagine commerciale.
La riforma non ha tolto ai negozi la possibilità di difendersi. Li ha messi davanti a una scelta che prima facevano altri al posto loro. Chi la affronta con un metodo spreca meno tempo e meno denaro, e protegge meglio anche i propri dipendenti.
Per chi vuole approfondire: art. 624 c.p. come modificato dal d.lgs. 150/2022; artt. 380 e 383 c.p.p.; artt. 131-bis e 152 c.p. Le indicazioni sono generali e non sostituiscono il parere di un legale sul singolo caso.


