Libri e mestiere

Perché ho scritto tre libri

di Alessandro Cascio · 22 agosto 2026 · 3 minuti di lettura

Perché ho scritto tre libri

Il mestiere che nessuno racconta

Ci sono professioni che vivono di luce riflessa. La sicurezza privata e l’investigazione sono fra queste: tutti credono di conoscerle, quasi nessuno le ha viste da dentro. Il cinema le ha vestite di impermeabili e pistole, la cronaca le evoca soltanto quando qualcosa va storto, la politica le ricorda quando serve un capitolo di spesa da tagliare. Nel frattempo, ogni notte, migliaia di operatori presidiano cancelli, cantieri, ospedali, centri commerciali e uffici, e centinaia di investigatori ricostruiscono verità scomode con un taccuino, una macchina fotografica e una responsabilità legale che pochi immaginano.

Io in quel mondo ci sono entrato da ragazzo, avevo 21 anni, e non ne sono più uscito: quarant’anni di sicurezza privata, trent’anni di indagini, un’azienda costruita passo a passo e una licenza prefettizia portata addosso come un abito stretto. Alla fine di questo percorso mi sono accorto di avere in mano tre libri, non uno. Perché tre erano le domande a cui non riuscivo a rispondere insieme: che cos’è davvero questo mestiere, come lo si esercita senza tradirlo, e chi diventa l’uomo che lo pratica per una vita intera.

Tre volumi, un’unica linea di frattura

Oltre la divisa

È il volume che guarda il settore in faccia. Racconta la sicurezza privata italiana attraverso ciò che ho visto: guardie particolari giurate, servizi fiduciari, portierato, prevenzione delle perdite nella grande distribuzione, appalti al ribasso, formazione venduta come merce. E fissa il confine che troppi dimenticano: chi lavora nella sicurezza privata non è polizia, non ne ha i poteri e non deve simularne i simboli. Manette, placche e nomi in inglese non fanno autorità: fanno confusione, e la confusione, in questo mestiere, è il primo passo verso l’illegalità.

Detective allo sbaraglio

È il volume del metodo. Dieci anni dopo la prima edizione, torna sull’investigazione privata italiana con gli occhi di chi ha dovuto applicare il TULPS e il D.M. 269/2010 alla realtà quotidiana di un’agenzia: requisiti d’accesso, autonomia professionale mai compiuta, rapporti con i clienti, indagini che attraversano i confini europei, intelligenza artificiale che entra negli strumenti di lavoro. È un libro che smonta il folklore del detective per restituire ciò che resta quando il mito si spegne: mestiere, procedura, responsabilità.

Assenza di alibi

È il volume più difficile, perché il fascicolo che ho riaperto era il mio. La Sicilia di mio padre, partito da Campofelice di Roccella verso la Torino delle fabbriche; l’infanzia fra due mondi; la scuola subita più che vissuta; il fuoco di bivacco dove ho imparato a scrivere ciò che avevo visto; le arti marziali; l’impresa; la malattia; il ritorno alle radici. Un investigatore che indaga su se stesso non ha alibi disponibili: è la ragione del titolo ed è la sola condizione a cui accettavo di raccontarmi.

Perché pubblicarli come trilogia

Perché separati raccontano una parte, insieme raccontano un sistema. Il primo spiega il settore, il secondo il metodo, il terzo il prezzo umano che si paga per stare dentro entrambi. Chi lavora nella security vi troverà il proprio quotidiano descritto senza retorica e senza sconti. Chi non ci lavora scoprirà un pezzo di Italia che presidia la vita di tutti e resta invisibile a tutti.

Non ho scritto per difendere una categoria né per accusarla. Ho scritto perché credo che questo mestiere meriti finalmente di essere raccontato dall’interno, con precisione e senza travestimenti. E perché il silenzio, in qualunque professione, è sempre la scorciatoia che costa più cara.

Nota: i tre volumi escono nella collana «Controluce» su Amazon nell’ultimo trimestre 2026. La nuova edizione di «Detective allo sbaraglio» si intitola «Prova effimera».

Alessandro Cascio

Alessandro Cascio
Fondatore di Demetra Group, criminologo e Senior Security Manager. Articolo pubblicato anche su LinkedIn.