Comprare sicurezza
Sicurezza a prezzo stracciato? Ecco chi paga il conto

Arrivano tre preventivi per il servizio di accoglienza e controllo accessi del vostro negozio. Due sono simili, il terzo costa molto meno. La tentazione è forte. Prima di firmare, però, vale la pena sapere una cosa che molti scoprono solo quando arriva una lettera dell’avvocato: se il fornitore non paga i suoi dipendenti, il conto può arrivare a voi.
Perché un’ora di servizio costa più di quanto sembra
Spesso si ragiona così: «L’operatore prende pochi euro l’ora, perché il servizio ne costa più del doppio?». Perché la paga in busta è solo una parte del costo. Ci sono i contributi, le ferie, la tredicesima, le notti e i festivi, le malattie, la formazione, e soprattutto le sostituzioni: qualcuno deve coprire il turno quando il titolare è assente. Alla fine un’ora di servizio continuativo costa all’impresa circa due volte e mezzo quello che l’operatore riceve lordo.
Il Ministero del Lavoro pubblica tabelle ufficiali con questo costo. Un’offerta che sta molto sotto non nasconde un’impresa più brava: nasconde qualcosa che nel prezzo non c’è più.
La regola che pochi conoscono
La legge italiana prevede la cosiddetta responsabilità solidale. Tradotto: se il fornitore non paga stipendi o contributi ai lavoratori che hanno lavorato nel vostro negozio, quei lavoratori possono chiederli direttamente a voi. Fino a due anni dopo la fine del contratto. E non devono prima provarci con il fornitore: possono rivolgersi subito al committente.
Un errore che costa ancora di più
Succede spesso, in buona fede: il capo reparto dice all’operatore dove mettersi, gli cambia l’orario, gli chiede di dare una mano in magazzino. Sembra collaborazione. Per l’Ispettorato del lavoro, se è il negozio a organizzare il lavoro di quella persona, il negozio diventa di fatto il suo datore di lavoro, con tutto ciò che ne consegue. Dal 2024 è tornato a essere anche un reato.
La soluzione è semplice: le richieste si fanno al responsabile del fornitore, non direttamente all’operatore in servizio.
Cinque cose da chiedere prima di firmare
- Quale contratto applicate ai vostri dipendenti? Il fornitore serio vi risponde con il nome e il codice del contratto collettivo.
- Mi mostrate come avete costruito il prezzo? Il costo del lavoro deve essere visibile e confrontabile con le tabelle ministeriali.
- Mi inviate il DURC? È il certificato che attesta che il fornitore è in regola con i contributi. Dura quattro mesi: chiedetelo all’inizio e poi a ogni scadenza.
- I costi della sicurezza sono scritti nel contratto? Se mancano, il contratto è nullo per legge.
- A chi devo rivolgermi per ogni richiesta? Un nome, un numero, una persona del fornitore. Non l’operatore.
Un prezzo onesto si può spiegare riga per riga. Se nessuno è in grado di spiegarvelo, non è un affare: è un debito rimandato, con il vostro nome sopra.
Per chi vuole approfondire: art. 29, comma 2, e art. 18 d.lgs. 276/2003; art. 26 d.lgs. 81/2008; art. 1676 c.c.; circolari dell’Ispettorato nazionale del lavoro n. 10/2018 e n. 3/2019. Le indicazioni sono generali e non sostituiscono il parere del vostro consulente.


